[Recensione] Norwegian Wood – Haruki Murakami

TramaNorwegian Wood
Su un aereo atterrato ad Amburgo, al suono di Norwegian Wood dei Beatles, Watanabe ricorda con precisione un fatto avvenuto diciassette anni prima e che ha segnato la sua giovinezza: l’incontro con Naoko, la fidanzata di Kizuki, il suo unico amico, morto suicida qualche mese prima del loro incontro. Il ricordo di Naoko sarà lo spunto per ripercorrere i difficili anni dell’università, la vita in collegio, l’amicizia con Nagasawa, l’amore impossibile per la stessa Naoko, poi ricoverata in un istituto psichiatrico, e quello per Midori, compagna di corso all’università con una vita provata da lutti familiari.

La mia recensione
Acquistato su consiglio di una collega, Norwegian Wood è stato per me il secondo romanzo dell’autore giapponese Haruki Murakami. Un libro che di fama sapevo essere tutt’altro che leggero, ma che non mi sarei mai aspettata così cupo e segnato dalle indifferenti mani della morte.
D’altro canto è lo stesso autore che, attraverso la voce di Watanabe, spiega al proprio lettore come vita e morte siano tutt’altro che elementi tra loro opposti.

La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.

Per quanto la media di suicidi sia particolarmente alta in Giappone (16,7 ogni 100 000 persone nel 2017), leggendo questo romanzo ho avuto la sensazione che l’autore stesse un tantino esagerando. Forse colpa del mio carattere particolarmente cinico, ma quelle dei personaggi di Norwegian Wood mi sembrano vite veramente troppo segnate dall’ombra della morte, neanche si trattasse di una malattia infettiva: Kizuki, Naoko, la sorella di Naoko, Hatsumi… tutti suicidati in giovanissima età.
Insomma, è davvero possibile che un solo essere umano, in questo caso il povero Watanabe, possa essere circondato da così tanta sofferenza e tanta morte? Senza contare i genitori di Midori, deceduti entrambi per un tumore al cervello a distanza di due anni.
Un po’ troppi biscotti “no” nella scatola di Watanabe per i miei gusti.

Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.

Purtroppo neanche i personaggi sono riusciti a convincermi al cento per cento. Non ho provato compassione né per Naoko né per Midori, le quali, sinceramente, ho trovato molto egoiste. Midori, ad esempio, nonostante sia lei stessa la prima a rendersi conto di come Watanabe sia sempre disponibile e non abbia alcuna pretesa nei suoi confronti, quando lui ha un problema sparisce, si offende e non gli parla per diversi mesi.
D’altra parte, Watanabe sembra completamente in balia degli eventi: passa le domeniche a seguire Naoko, la quale nemmeno gli rivolge la parola, subisce le stranezze del proprio compagno di stanza, accetta e si accolla i problemi di Naoko e Midori senza batter ciglio.

Comunque, tralasciando queste mie riserve sulla trama e sui personaggi, anche in questo romanzo ho apprezzato lo stile di Murakami, molto curato e scorrevole. A differenza de L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, inoltre, le analisi introspettive sui sentimenti e sui pensieri del protagonista sono meno approfondite, con il risultato di una narrazione molto meno noiosa e pesante.

Insomma, una lettura tutt’altro che leggera sulla vita e sulla morte, sul dolore della perdita e sul bisogno, per quanto difficile, di ricominciare a vivere, nonostante tutto. Forse un po’ troppo acclamata per i miei gusti, ma sicuramente di ottima qualità.

Voto personale: starstarstarstar/5
Autore: Haruki Murakami
Numero pagine: 379
Ore di lettura: 10

E voi? Avete letto questo romanzo di Murakami? Vi è piaciuto?
Baci.

Nic.

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7 pensieri su “[Recensione] Norwegian Wood – Haruki Murakami

  1. L come "Lettrice" ha detto:

    A me questo libro è stato regalato più di un anno fa, ma non l’ho ancora letto per intero. L’ho sfogliato molte volte, però, leggendo vari passaggi… e ammetto di averlo trovato pieno di riferimenti alla morte e alla sofferenza. Soprattutto, ricordo di essere stata colpita particolarmente dalla storia personale di Reiko.
    Inoltre, al contrario di te, ho subito provato compassione per il personaggio di Naoko, forse perché l’argomento “malattie mentali” ha una certa presa su di me. Naturalmente per dare un giudizio complessivo e più appropriato dovrei leggere tutto il libro.

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    • Nicole ha detto:

      Grazie mille per il tuo commento.
      Credo sia anche una questione di sensibilità del lettore. Io personalmente ho avuto difficoltà ad immedesimarmi nei personaggi, forse perché non è proprio il mio genere.
      Nonostante questo penso sia comunque un romanzo di ottimo livello, soprattutto dal punto di vista stilistico.

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      • L come "Lettrice" ha detto:

        Senza dubbio è una questione di sensibilità personale, che è diversa da lettore a lettore. Non parlerei di immedesimazione, in questo specifico caso, perché non sono riuscita a immedesimarmi veramente in nessun personaggio (anche se potrei cambiare idea leggendo il libro per intero). Diciamo che le vicende tristi e segnate di Naoko, Reiko e altri mi hanno fatta riflettere sulla sofferenza e hanno toccato, in qualche modo, la mia sfera emotiva.

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